Attila, il Flagellum Dei: regnante feroce o nobile condottiero?

di Adria Bonanno.

Attila, re degli Unni. È così che oggi viene ricordato questo personaggio, definito feroce guerriero nell’area al tempo sotto Roma e impavido condottiero nei paesi che facevano parte del suo gande impero. Egli governò dal 446 fino alla sua morte e fu il più potente sovrano che gli Unni videro a capo del regno. Numerose sono le leggende che circolano su Attila: si racconta che fosse molto superstizioso e permetteva a sciamani e indovini di influire nelle decisioni militari. Altri sostengono che praticasse il cannibalismo e che avesse mangiato i  propri figli arrostiti nel miele, fedelmente serviti dalla moglie. Altri ancora raccontano che avesse innumerevoli mogli e più di cento figli. Fu soprannominato flagellum Dei (“flagello di Dio”) per la sua incontenibile ferocia e a tal proposito si diceva che dove fosse passato lui non sarebbe più cresciuta l’erba. attila re, i deliranti

Durante il suo regno divenne nemico indiscusso dell’Impero Romano d’Oriente e dell’Impero romano d’Occidente e fra le sue varie imprese ricordiamo che cacciò l’imperatore Valentiniano da Ravenna, cinse d’assedio Costantinopoli, invase non una, ma ben due volte i balcani e marciò attraverso la Francia arrivando fino ad Aurelianum. La data di nascita di Attila si aggira intorno al 406, a cinque anni sapeva già utilizzare l’arco e imparò ad andare a cavallo ancor prima di saper camminare. Perse il padre da piccolo e intorno al V secolo fu mandato a vivere a Ravenna, nell’Impero romano d’Occidente, dove imparò il latino. A vent’anni Attila tornò tra la sua gente e poco dopo la sua ascesa al trono (per mano dell’omicidio del fratello) l’Impero romano d’Occidente chiese sostegno agli Unni contro le minacce di Burgundi: in cambio di truppe mercenarie, avrebbero ottenuto le province di Pannonia e Valeria. Accettato l’accordo, il regno dei Burgundi fu distrutto. Per anni Attila tiene in pugno gli eserciti romani; comincia nel 452 la sua marcia verso Roma ma, proprio quando il suo impero raggiunge la massima estensione, improvvisamente si arrende tornando indietro. Muore poco dopo per cause naturali e, con lui, si dissolve definitivamente anche il suo regno.

mappa unni, i deliranti

Per secoli, fino ad oggi, la rappresentazione degli Unni è sancita dalla realtà che essi, come altri popoli di quei tempi, avessero una personalità dettata da due lati contrastanti: se uno era quello più selvaggio, l’altro rappresentava l’umanità.

La fonte principale di informazioni riguardanti Attila è lo storico Prisco di Panion che lo descrisse in questo modo: «Basso di statura, con un largo torace e una testa grande; i suoi occhi erano piccoli, la sua barba sottile e brizzolata; aveva un naso piatto e una carnagione scura, che metteva in evidenza la sua origine.» Si evince dunque che il suo aspetto era di tipo asiatico orientale o mongolo. Lineamenti che gli Europei non erano abituati a vedere, per questo motivo spesso viene descritto dagli stessi con termini aspri. Il nome di Attila comunque venne accostato alla crudeltà e alle barbarie. Nelle saghe epiche appare invece come un personaggio nobile e altre storie nazionali lo dipingono comunque con sfumature non poco positive. Ma il profilo di questo personaggio è in generale ben più complesso e sottoposto tutt’oggi a vari studi da parte degli storici.

Un altro mistero intorno la figura di Attila riguarda la sua tomba: se ne persero le tracce già nel tardo Impero romano. Risulta plausibile il racconto di Prisco, secondo il quale Attila venne sepolto non in una tripla bara, accanto alle ricchezze da lui conquistate durante il suo regno, ma in una fossa scavata dagli schiavi.

Attila compare nella letteratura germanica e scandinava e l’opera più nota in cui figura è il “Nibelungenlied” (la saga dei Nibelunghi). Ma viene ricordato anche nel poema epico norreno “La ballata di Hloth e Anatyr”,  nell’ampia “Saga di Hervoir”, nei carmi che concludono “l’Edda Poetica”, e lo vediamo come figura principale di “Attila The Hun”, romanzo storico di Luis De Wohl. Nella letteratura italiana Attila è il personaggio principale di un poema in ottave di Rocco degli Ariminesi.

Nel Dracula di Bram Stocker, il Conte Dracula afferma di essere un discendente di Attila.

Passando alla cinematografia, la raffigurazione di Attila è presente in circa sei film, da “Attila” del 1918 diretto da Febo Mari, fino a “Il cuore e la spada”, una serie televisiva del 2001 diretta da Dick Lowry.

Ma il re degli Unni è presente anche nella musica. Fra i diversi brani che lo vedono protagonista, ne abbiamo uno in particolare all’interno dell’album dei Pooh “Dove comincia il sole” presentato il 12 ottobre 2010. Il nome del brano è “L’aquila e il falco”. La canzone tratta del rapporto fra Attila e la Morte. Lei è una giovane donna bellissima e sensuale nel cui corpo però “non vi è sangue”. Lui, flagello di Dio, non ha nessuna intenzione di abbandonarsi a Lei. La canzone si conclude con la Morte che concede al re più tempo, consapevole che in un secondo momento riuscirà in un modo o nell’altro a portarlo con se.

Quale fu dunque la vera personalità di Attila nessuno può dirlo con estrema certezza: storici, scrittori, registi o musicisti hanno comunque cercato di rappresentare la figura misteriosa del mitico condottiero più citato della storia, al fine di dare una possibilità, anche minima, agli appassionati di avvicinarsi a ciò che egli rappresentava nel contesto storico di allora, e ciò che rappresenta nel contesto storico di oggi.

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