Valeria Messalina, un’insaziabile lolita romana

di Giulia Spallone

Cambiano il contesto, gli usi e i costumi, le abitudini e gli strumenti sociali. Cambiano le mode e i canoni di bellezza. A volte tutto questo stravolge in gran parte lo spaccato della società da cui esso è estrapolato, altrettante volte la natura umana agisce, a prescindere dal contesto storico e sociale, in modo da lasciare che molte cose siano sempre uguali in ogni epoca o situazione.

Vox populi: c’è sempre una parte di vero in quello che gira sottoforma di pettegolezzo ma si tende spesso a vedere solo una faccia della medaglia.

Valeria Messalina è passata alla storia come una delle donne più scandalose e malvagie ma, da quanto si evince anche solo facendo qualche ricerca più approfondita su internet, qualcuno ha messo in dubbio che, ammessa la veridicità di qualche scandalo (d’altronde, scripta manent… e a questo hanno provveduto Giovenale, Tacito e Svetonio) , l’imperatrice romana (moglie di Claudio) fosse poi così sadica e trasgressiva e che, se pure vero tutto ciò, alla base dei suoi comportamenti tramandati a noi moderni (addirittura fonti storiche ci raccontano che sia riuscita ad avere 25 rapporti sessuali in 24 ore) come osceni e fuori norma, probabilmente potesse esserci ben altro piuttosto che insaziabilità godereccia e voglia di andare contro la società.

Oltretutto, particolarmente intelligente e emotivamente abile (e mentalmente manipolatrice), ricordiamo episodi in cui, facendo perno sulle debolezze altrui, riuscì ad arrivare al suo scopo senza troppi ostacoli, come quando conoscendo l’importanza che il suo consorte attribuiva ai sogni e ai “segnali” allegorici, fece uccidere Silano. Ad attribuire ulteriore potere alla giovane donna era però l’atteggiamento di Claudio, sempre molto indulgente nei suoi confronti specialmente quando, da pusillanime, concedeva implicitamente alla moglie la possibilità di condurre rapporti extraconiugali: si direbbe oggi “mangiare la foglia”…questo conferiva alla fanciulla, nei confronti del marito (e non solo), un grande potere in numerosi ambiti sociali, basti pensare che fu proprio in occasione di varie scappatelle che Messalina si concesse, che Claudio, pur di vederla contenta, le donò un’ala del palazzo in cui consumare i vari rapporti con le varie persone (la cui maggior parte avrebbe poi fatto una brutta fine, per volere dell’imperatrice, appunto). A fronte di tutto questo potremmo delineare alla perfezione un quadro in cui è impossibile attribuire all’imperatore Claudio un certo fascino ma soprattutto una certa stima….

Anche prima che ce lo facesse notare Verga, lo straniamento rovesciato è una caratteristica sociale molto diffusa e, non per ribaltare l’intera visione storica che si ha al giorno d’oggi a proposito di Messalina, potrebbe essere costruttivo provare a porre l’attenzione sulla faccia più oscura della medaglia: Messalina sposerà per volere di Caligola un uomo molto più anziano, Claudio, alla tenera età di 14 anni; costretta in questo rapporto molte cose tra lei e il consorte saranno biologicamente (probabilmente ma quasi sicuramente) difficili da realizzare, a partire esattamente dal rapporto sessuale; conosciamo, della bella fanciulla tra le più desiderate dell’urbe, l’assidua frequentazione di bordelli e case di prostituzione; la membra della gens iulia, dinanzi alla sua ormai diffusa cattiva reputazione, verrà messa in discussione dai numerosi sostenitori di Claudio.

Messalina valeria(Messalina lavorava in un bordello assumendo il nome di Lisisca “La donna-cagna“, grafico erotico di Agostino Carracci, XVI secolo)

Messalina lavorava in un bordello assumendo il nome di Lisisca “La donna-cagna”, grafico erotico di Agostino Carracci,XVI secoloLa nuvola grigia che accompagna l’imperatrice in ogni dove ha un peso soprattutto politico ma vi sono comunque più aspetti su cui soffermarsi:

-nonostante le donne romane avessero raggiunto una certa emancipazione, il predominio maschile aveva comunque un forte influsso all’interno della società a partire dai codici legislativi;

-I rapporti diretti che si creavano tra i vari protagonisti delle vicende in questione potevano avere uno sfondo prettamente personale e a tal proposito citerei un Giovenale, conosciuto anche come individuo misogino e di aspetto non troppo gradevole;

-stando al secondo punto elencato, molti giudizi messi in circolazione sul conto della tanto discussa donna potevano affondare le radici in sentimenti quale l’orgoglio e il rancore o semplicemente il tentativo di supportare eticamente un piano morale che rendesse giustizia alla situazione equivoca dell’imperatore Claudio;

– in un contesto del genere era inevitabile “schierarsi” ed era necessario prendere le parti per ciò che non rivoluzionasse il fluire sociale (in un’ ottica quindi conservatrice);

-la libertà sessuale e i rapporti adulteri che erano ammessi nella parte eclissata dalla norma dell’epoca alla coscienza comune erano comunque usati come strumento d’accusa in ambito politico qualora rivestissero una minaccia per la stabilità del potere.

Come già detto, molte cose non cambiano rispetto al presente o comunque paragonate a vari periodi storici, ma tendono comunque ad essere oscurate.

Ora,  perché una donna descritta in maniera così meschina, cruda, a tratti offensiva ed esageratamente spinta oltre i limiti del morale è stata in grado di essere oggetto di innumerevoli testimonianze, elaborati e articoli ? Forse perché scritti da parte di gente che evidentemente ne era intimorita e per questo dedita a sminuirne le grandi doti? Probabile. A seguito di quanto detto, è valida l’ipotesi per la quale Messalina, nonostante la lontana epoca storica, rivestisse il ruolo di personaggio “moderno” che tramite la noncuranza per la fama che si era creata riuscì ad elevarsi al di sopra di tutta quella gente contagiata dal germe del pregiudizio. Paradossalmente questa attitudine le permetteva di vivere sola e indipendente tra le sue macerie, isolata da un mondo che ai suoi occhi appariva stolto e innaturale ( rivendicare il suo potere “femminile” può darsi fosse una reazione alle varie regole maschiliste), ingiusto e risultato di un circolo vizioso di corruzione, inopportuna esercitazione del potere e leggi personalmente mirate, ma agli albori della civiltà una tale descrizione sarebbe parsa inusuale e inopportuna. Come si poteva essere, allora, simbolo del disappunto sociale? Le modalità messe in atto da Valeria Messalina, visto il periodo storico, potevano essere abbastanza adatte perché nel mondo contemporaneo fosse possibile una rivisitazione della sua figura, cosa che ovviamente non provocò lo stesso “revisionismo” durante il primo secolo d.C.

Messalina era quindi uscita dalle sue disastrose vicende come vincitrice perché aveva fatto una scelta: passare alla storia come meretrix augusta pur di non essere schiava di decisioni illogiche a cui la ragione umana non sapesse dare risposta. L’Aut Aut, come diceva Kierkegaard, era sinonimo di grandezza,  l’et et invece caratterizzava i perdenti e i pusillanimi. Questa rivoluzione interiore della nostra meretrix è più loquace di quanto lo fossero i racconti degli storici dell’epoca e ci dà modo di tracciare un profilo storico attraverso ciò che veniva omesso dai testi ma che comunque era presente in ognuno di essi trapelando in forma di lettura psicologica parallelamente alla lettura oculare e che risulta essere strumento di analisi in tutte le righe precedenti.

Così la proto-ribellione della giovane imperatrice non può essere discussa, confutata o combattuta dai suoi contemporanei: la sua forza era la consapevolezza, la sua arma la sicurezza, il suo mezzo la sua assente necessità di servirsi di altro.

Ma adesso, chi è il malvagio?

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