La Cagna di Buchenwald: quando il nazismo incontrò il sadismo

di Adria Bonanno

Lo scenario della II Guerra Mondiale è sicuramente uno dei più sanguinosi e violenti che l’umanità ancora oggi ricorda. Tutti conoscono Hitler e l’olocausto, e sicuramente tutti sanno bene che un Paese come la Germania sta ancora pagando(storicamente) per i folli misfatti del Führer.

olocausto, i deliranti

Sono invece poche le persone che ricordano nomi forse meno conosciuti ma comunque influenti che contribuirono ad alcune delle atrocità che si consumarono in quegli orribili anni, come Ilse Koch e suo marito, il colonnello delle SS e comandante del campo di concentramento di Buchenwald e di Majdanek, Karl Otto Koch. La loro unione doveva rappresentare una nuova razza che aveva il compito di dominare sulle altre: gli ariani.

Karl Otto Koch, i deliranti Karl Otto Koch

Nata a Dresda il 22 settembre 1906, Ilse Koch era figlia di contadini e la sua sadica natura non emerse fino al 1936. Da bambina era dipinta come una giovane affabile e spensierata; all’età di 15 anni lasciò la scuola per lavorare in fabbrica, in seguito intraprese la carriera di bibliotecaria e, infine, diventò sorvegliante nel campo di concentramento di Sachenhausen. Probabilmente la vena perversa della donna esplose dopo il matrimonio, quando entrò a Buchenwald non come semplice guardiano, ma come moglie del comandante. Questo avvenimento dunque contribuì sicuramente al cambiamento di Ilse che fu estremo, tanto che cominciò a torturare i prigionieri.

“Strega di Buchenwald”, “Cagna di Buchenwald”, “iena di Buchenwald” e “donnaccia di Buchenwald” erano i soprannomi a lei attribuiti dagli internati e con i quali era divenuta abitudine identificarla proprio per il suo efferato sadismo. Era infatti diventata ormai consuetudine per Ilse andare oltre alle semplici torture e la sua immoralità la portò a scuoiare i tatuaggi dei prigionieri per farne paralumi e decorare la propria tavola con pelle di teschi umani mummificata.

Nel 1943 i temuti coniugi vennero arrestati per malversazione, eccessiva brutalità, infamia e corruzione. I giudici dichiararono: «Una cosa è torturare, percuotere e uccidere la gente; un’altra è divertirsi nel farlo!».  Ilse fu imprigionata nel 1944 a Weimar e l’anno dopo il marito fu condannato a morte e giustiziato in aprile. La donna fu invece rilasciata e si stabilì con la propria famiglia a Ludwigsburg. Un tribunale delle SS che arresta due aguzzini può sembrare un paradosso che però aiuta a comprendere a cosa può arrivare l’atrocità umana. Il nuovo arresto avvenne nel 1945 con una condanna all’ergastolo, che venne però ridotta a 4 anni “perché non erano state fornite prove evidenti”. Ciò scaturì molte polemiche ma l’accusa affermò: «Si tratta di un errore giudiziario. Ilse si è rivelata una dei più sadici persecutori nazisti.» Dopo il rilascio subì quindi l’ultimo arresto e fu condannata nuovamente al carcere a vita tramite la testimonianza di circa 240 persone. I giudici  dichiararono: «Se mai un grido è stato udito nel mondo, è quello degli innocenti torturati e morti per mano sua».

Ilse Koch si impiccò nella sua cella il 1 settembre 1967 lasciando queste ultime parole scritte:

«Non esiste altra via per me. La morte è l’unica liberazione».

«Non è necessario credere in una fonte sovrannaturale del male: gli uomini da soli sono perfettamente capaci di qualsiasi malvagità.» Con questa frase lo scrittore Joseph Conrad, acclamatissimo autore di “Cuore di Tenebra” prova a razionalizzare il problema della crudeltà: ma il sadismo, la ferocia e la cattiveria di questi personaggi da cosa scaturisce? Quale evento o situazione tanto traumatica può portare qualcuno a diventare letteralmente un carnefice senza precedenti? O forse la disumanità può essere davvero genetica?

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Pochi personaggi nel corso della storia riuscirono ad eguagliare la crudeltà di Ilse Koch e di suo marito, tranne forse Irma Grese, un’altra terribile “belva” che si contraddistinse per le stesse caratteristiche che portarono la coppia sopracitata alla morte.

In quanto alla filmografia è doveroso citare “Ilsa – La Belva delle SS”, un film del 1975 diretto da D. Edmons, un naziploitation (conosciuto in Italia come “nazi-porno”, anche se scene strettamente pornografiche sono del tutto sconosciute nelle versioni ufficiali del film) che romanza le pratiche di Ilse sulle prigioniere come atti necessari per confutare che la soglia del dolore femminile è più alta di quella maschile. Presenti nel film, come è facile immaginare, sangue e torture in abbondanza.

Canzoni contro la guerra:  Woody Guthrie compose un brano dal titolo “Ilsa Koch”.

Nonostante i pochi riferimenti e le pochissime informazioni cinematografiche e musicali, Ilse Koch fu davvero una temutissima tiranna nazista. Moltissime persone non conoscono il suo nome, ma ciò non toglie che questo resterà per sempre inciso nella storia e che il suo ricordo vivrà in eterno nelle anime dei numerosissimi prigionieri che senza rimorsi la famigerata Cagna di Buchenwald torturò con agghiacciante freddezza.

Buchenwald-J-Rouard-24 Alcuni trofei di Ilsa.

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