Un tumulto di emozioni, il disturbo schizoaffettivo

di Sara Anaclerio

Il disturbo schizoaffettivo tende a manifestarsi attraverso la combinazione di sintomi di natura diversa. Ai deliri e alle allucinazioni possono alternarsi disturbi del tono dell’umore, come umore depresso o manifestazioni di tipo bipolare.  Le cause che concorrono alla manifestazione di questa malattia sono di natura prevalentemente genetica, nella maggior parte dei casi, il paziente ha almeno un famigliare con disturbo schizofrenico o depressione maggiore, una causa può essere dovuta anche ad uno squilibrio nella concentrazione di serotonina e dopamina.

I sintomi di questo disturbo si caratterizzano per la  grande varietà di alterazioni a livello cognitivo, emotivo, e comportamentale; il quadro sintomatologico può, inoltre, comprendere pensieri o percezioni strane e insolite e deliri  (idee impossibili di cui il soggetto è fermamente convinto). Le  allucinazioni  sono spesso di natura uditiva, in questo caso il paziente è  convinto di sentire delle voci o un motivo musicale costantemente ed in maniera persistente. Sono presenti, inoltre, disturbi del contenuto e della forma del pensiero che si esprime attraverso l’espressione di idee in maniera poco chiara o altamente confusionale. E’ possibile che il paziente riferisca di alternare momenti o giornate di fiacchezza e depressione a giornate in cui si avverta un improvviso aumento di energie. Il temperamento può essere instabile , sono presenti pensieri e azioni autolesionistiche, sono presenti anche attacchi violenti nei confronti degli altri (amici, parenti, persone care). L’imprevedibilità nell’umore e nel comportamento può portare ad un’instabilità nei rapporti sociali che molto spesso possono tradursi in una tendenza all’isolamento, al cercare di stare il più tempo possibile da soli e al costante rifiuto di vedere parenti e amici per timore di perdere il controllo e compiere azioni spropositate o non adatte al contesto.

Il profilo neuropsicologico mette spesso in luce difficoltà a livello di memoria e di attenzione, sono inoltre presenti difficoltà nell’addormentamento e nel mantenimento del sonno.

Nel Cigno nero di Darren Aronofsky Nina è una ragazza dal temperamento molto fragile e instabile, oppressa dalle aspettative della madre e da una certa tendenza al perfezionismo fino all’attuazione  dell’autolesionismo, comincia a sviluppare delle percezioni allucinatorie, attraverso le quali cerca di compensare il suo basso livello di autostima. La disintegrazione dell’io avviene attraverso la proiezione dei suoi contenuti mentali all’esterno, i suoi pensieri prendono la forma di allucinazioni, nel disperato tentativo di ristabilire un equilibrio nel suo io leso e fragile. La confusione tra Io e non-Io è critica, tanto che la protagonista perde sempre più spesso la percezione della sua soggettività. La protagonista, inoltre, potrebbe essere logorata da un delirio onirico, in quanto non sembra più riuscire a distinguere lo stato di veglia dal sonno; inoltre Nina manifesta deliri rispetto alla percezione del proprio corpo e dell’identità.
Nel finale, infatti, Nina vede se stessa assumere le sembianze del cigno.
Il soggetto inizia a manifestare una compromissione nello svolgimento dell’attività sociale e lavorativa, in relazione alle prove e all’esibizione finale.

A questo proposito, è chiaro come i sintomi di Nina potrebbero rientrare all’interno di una definizione più ampia del termine psicosi.

Nella psicosi, la personalità del soggetto oltre ad apparire con un grado più o meno avanzato di disintegrazione, non riesce, a valutare in maniera adeguata la realtà.
Per tale ragione, il soggetto psicotico presenta difficoltà a svolgere una regolare attività sociale.
La psicosi può essere organica, qualora dipenda da alterazioni celebrali, e funzionale, quando è una forma di adattamento sintomatico dell’individuo.

Nel caso di Nina sembra più probabile l’ipotesi di psicosi funzionale piuttosto che organica, come condizione caratterizzata da una profonda alterazione della personalità e da una rottura della continuità del significato soggettivo dell’esistenza.
Il soggetto ha difficoltà a distinguere la realtà dalla fantasia allucinata e a valutare adeguatamente il mondo reale; questo si ripercuote in maniera considerevole sul piano delle relazioni sociali.
Nel soggetto manca, o è molto compromessa, la coscienza della malattia.

Al di la dei criteri diagnostici e di ogni tipo di classificazione ciò che resta del distrubo schizoaffettivo è questo alternarsi di stati affettivi in maniera disordinata, quasi caotica, tanto da interferire duramente con la vita sociale e relazionale.

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